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Storia di Cecchina

 

Agli albori del X secolo a.C. ebbe origine sulle alture albane quella straordinaria Civiltà Laziale che ben presto divenne patrimonio comune dei popoli che vissero nel Latium Vetus. Il centro politico religioso di questo popolo fu Alba Longa, sulle pendici del Lago Albano, Legato al mito di Alba Longa narrato da Virgilio nell'Eneide è Monte Giano (l'odierno Montagnano) sul quale sono stati rinvenuti reperti di età preistorica (conservati nel Museo Civico di Albano Laziale), tra cui il molare di un mammuth. 
Nel territorio di Cecchina (sulle alture di Monte Giove, oggi all'interno del comune di Genzano di Roma) gli studiosi hanno localizzato il mitico villaggio volsco di Corioli, conquistato dai Romani nel 491 a.C. grazie al valore militare del giovane Gneo Marcio, soprannominato poi "Coriolano".

Nel Tardo Medioevo, caratterizzato da continue incursioni dei Saraceni all'interno della campagna romana, lungo la via Nettunense, nel territorio di Cecchina, furono costruite una serie di torri di avvistamento. Torre Cancelliera fu edificata su ruderi romani al chilometro 7 della via Nettunense e prende il nome dalla famiglia Cancelliera di Trastevere, così chiamata per aver ricoperto a lungo incarichi nella cancelleria papale. Tor di Sbarra (località Montagnano), chiamata anticamente anche Turris Gandulphorum, è una torre le cui mura superano lo spessore di un metro e accanto ad essa esisteva un mulino che funzionava grazie al flusso di acqua che proveniva dall'emissario del lago di Nemi. Questo casale con relativa torre apparteneva ai monaci di Sant'Anastasio, in seguito passò agli Altieri, ai Boncompagni, agli Ansuini ed infine ai Farina. Infine, Tor Paluzzi fu un possedimento dei monaci della chiesa di San Paolo in Albano e poi concessa ad un certo Paluzzo da papa Clemente X.

Le prime notizie storiche del borgo di Cecchina risalgono all'anno 1611, quando al XI miglio della via Nettunense monsignor Sebastiano Cecchini acquistò un antico casale al quale, alcuni anni più tardi, si aggiunse una chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova. Poi, nel 1863, venne inaugurata la stazione ferroviaria lungo la linea Roma-Velletri e da questo evento partì lo sviluppo urbanistico di Cecchina.

Il 1935 fu un anno storico per Cecchina perché il suo vasto territorio, quasi completamente coltivato, fu suddiviso tra Albano, Ariccia, Ardea e Aprilia. Il centro abitato di Cecchina e le zone limitrofe entrarono a far parte del comune di Albano Laziale, la parte ad est dell'emissario del lago di Nemi passò al comune di Ariccia, il territorio intorno all'Ardeatina andò a far parte di Pomezia e poi Ardea, infine la zona di Campoleone finì per essere inglobata da Aprilia.

Al termine della seconda guerra mondiale, ottobre 1944, grazie al decreto Gullo (che prevedeva la possibilità per i contadini di ottenere in concessione terreni, sia pubblici che privati, non coltivati o insufficientemente coltivati) seguì una ridistribuzione delle terre appartenenti ai grandi latifondi e questo favorì lo sviluppo economico, con conseguente incremento demografico e sviluppo urbanistico della frazione di Cecchina.

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