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L’OTTOCENTESCO OSPEDALE SAN GIUSEPPE

113 ANNI DI VITA DIGNITOSA

Da Vitruvio (primo secolo avanti Cristo) a Nervi (secolo scorso) l’Italia ha avuto una forte schiera di architetti (alla rinfusa: Brunelleschi, Maderno, Bramante, Michelangelo, Bernini, Borromini, Palladio) che hanno infuso nel nostro paese la “cultura del marmo”.

Tra questi giganti un posto di secondo piano, ma degno del massimo rispetto, è occupato dal romano Andrea Busiri Vici senior (1818-1911), che ha messo mano a tanti importanti edifici civili e religiosi della capitale, non disdegnando di eseguire la penultima versione dell’ospedale di Albano (verrà poi chiamato San Giuseppe e sarà usato fino al 1978), che un anonimo dell’epoca (la inaugurazione del complesso avviene il 4 giugno 1865), giudica “comodo e conveniente” rispetto a quello precedente, sito in Cellomaio, giudicato “lurido, meschino ricovero, schivato dagli stessi poveri del paese”.

Con l’ospedale di “via dell’Antogna” Albano entra a pieno merito nella modernità. L’importanza dell’ospedale non è tanto la delicata e felice composizione della facciata, razionale, bella, elegante, con quella doppia scalinata che abbraccia la parte centrale dell’edificio come una madre amorosa che culla tra le braccia il bambino, quanto il balzo in avanti della sanità pubblica della cittadina. Dai precedenti “ricoveri” – che forse di sano avevano ben poco - si passa alla struttura ospedaliera.

E chi, se non Alberto Crielesi, poteva registrare gli avvenimenti che hanno percorso nei secoli la vita e le vicissitudini della sanità albanense? Attraverso la sapiente lettura dei documenti di archivio (Albano, Roma, Vaticano) l’autore – con il suo efficace metodo di fornire una panoramica storica del paese, piena di avvenimenti e curiosità, per poi tuffarsi nell’argomento principale - ci offre un’ennesima testimonianza della sua conclamata perizia nel disseppellire “cose morte” , che sono lì, nascoste nei faldoni e nelle carte, tra spilli e fermagli, desiderose di uscire all’aria aperta per raccontarci come sono andate le cose, attestare chi e come eravamo.

Un libro interessante, da leggere, masticare e digerire con la dovuta intelligenza, anche per fare paragoni tra come era Albano ai vecchi tempi, peraltro neanche tanto lontani nel tempo, e come è adesso “dopo la scellerata politica urbanistica del dopoguerra “ (Petrucci).

LOCANDINA

Albano Laziale, lì 24 Novembre 2008

Bruno Benelli

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